Archivio per Agosto, 2006

Roma 6 Agosto, 2006 – Stadio Olimpico

Agosto 30, 2006

Eccoci giunti al momento più caldo della mia estate: il Confession Tour di Nostra Signora. Mentre allo stadio Olimpico tutti attendevano da almeno due giorni la signora Richie, io ho scavalcato qualche transenna poco prima dell’inizio del concerto e fortunatamente ho trovato un posto privilegiato davanti al palco per poterle scattare qualche foto live!

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What’s love got to do with it? Part 3

Agosto 16, 2006

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Stravolgere la propria natura mette solo nei casini sprecando tempo prezioso. A volte voglio illudermi di accettare, in nome della paura che ho celato sotto il nome di amore, un’idea diversa dell’amore stesso, di poter riuscire ad essere un caro ragazzo pieno di fiducia nell’uomo che crede di amarmi, di lasciar perdere i miei istinti tirannici, di allentare la presa, di tentare di dirmi che sono felice se anche lui è felice, di non essere geloso, di accettare la sua mancanza, di lasciarlo fare perché è giusto che anche lui faccia le sue esperienze. Mi viene da ridere se ci penso. Scommetto che Adamo gliel’abbia fatta pagare per tutto il resto della vita ad Eva per non avergli fatto una pompa quel giorno anzicché mordere quella cazzo di mela.

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E’ inutile tentare di snaturare se stessi per amore perché la conseguenza più “naturale” è quella di indurlo a smettere d’amarti.

What’s love got to do with it? Part 2

Agosto 15, 2006

In genere comincio ad amare quando sono disposto a donare me stesso quasi incondizionatamente, quando amo me stesso e non ho paura di confronti, quando comincio a pensare alla mia vita insieme ad un altro e a condividere una serie di esperienze. Poi per qualche ragione uno di questi punti comicia a indebolirsi, come un cancro, una cellula impazzita che comincia ad intaccare le altre e ricomincia il countdown. Il donarsi non è più incondizionato, il tuo amore per te stesso diventa labile, l’idea di una vita insieme svanisce e la condivisione neanche a parlarne. Tutto e poi il contrario di tutto. La motivazione alla base nasce da una sola cellula malata: la paura.

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Quando ero piccolo il mio primo esempio da seguire fu un professore d’arte. Fu lui a iniziarmi alla “teoria dell’abbattimento della paura”. Suona bene ma solo col tempo ho capito di quanto sia praticamente impossibile seguirla a pieno. Lui mi diceva sempre di non cominciare mai una tela con la paura dello spazio bianco da riempire. “Se cominci qualsiasi cosa con la paura, al 99,9% ti verrà fuori un disastro e sarai sempre insoddisfatto e frustrato per il risultato”. Le stampai nel cervello come il principio dello stile di vita che avrei voluto. Era vero porcatroia! La paura ti fotte nel nascere, quindi la soluzione migliore è abbatterla con una buona dose di incoscienza. Ha sempre funzionato e sono decisamente grato alla mia innata testadicazzo, alla mia impulsività anche se finisco spesso nei guai… ovviamente col tempo l’incoscienza, gli istinti tendono a “regolarsi” e dovrebbero, con l’esperienza, intingersi nella saggezza e nella razionalità. Cosa che a me non è capitata. La mia ragione perde ogni volta la sua battaglia contro la mia naturale essenza. Ho tentato anche questa volta di seguire la ragione, la mia, quella di un altro… ma mi sono ritrovato a combattere con qualcosa di innaturale, che non è parte di me. La mia idea di amore è forse adolescenziale, rimbaudiana. Per me vale sempre, sopra ogni cosa, noi due contro tutto e tutti…infantile eh? Questo mi permette di non avere paura di me, degli altri, mi fa spostare le montagne, mi azzera l’insicurezza, mi fa sentire uno strafigo tipo “succhiami pure il cazzo mentre mi fumo una sigaretta ad occhi chiusi”.

What’s love got to do with it? Part 1

Agosto 15, 2006

Arthur Rimbaud quando Verlaine usci dal carcere lo lasciò per sempre per non essere riuscito a perdonargli “di essergli mancato”. Da quel momento però lo amò fino alla fine dei suoi giorni e smise di scrivere; Verlaine invece disse di aver ricevuto l’illuminazione di nostrosignoregesùcristo e si convertì. Ma vaffanculo!

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O si ama o si ha paura. E’ il principio e la fine. Se mi guardo indietro mi rendo conto che è il motore della costruzione e della sua distruzione e per qualche inspiegabile motivo mi riporta sempre all’inizio, a quando tutto è cominciato. Un cerchio che si chiude. Per quanto inaccettabile perchè ti fa dannare, ti da dolore, rabbia, quando mi ritrovo a questo punto del tragitto stranamente è come se fosse una cosa già vista e stravista. Universale. Il dolore non è più così intenso, la rabbia è più gestibile… tutto quasi programmato se rivisto dall’esterno. La paura quasi non fa più paura, l’amore quasi non è più così intenso, il bene e il male convivono quasi in simbiosi. Sono inscindibili perchè i semi dell’equilibrio umano.
Questo percorso quasi non mi spaventa nè mi emoziona più.

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