E’ da una vita che mi prometto di scrivere del mio nuovo lavoro e non trovo mai le parole. L’unica cosa che mi viene in mente è vedere tutte le persone che conosco, compresa la mia famiglia, guardare tutto questo da lontano con una nota di compiacenza. Alcuni mi chiedono com’è la vita che faccio, se vado alle feste, se faccio parte di questo caos. Tutto sembra glitterato e invidiabile. L’unica cosa invidiabile è fare un lavoro creativo e basta. Vivo in un albergo con piscina, sono in aereo spesso per passare ad un altro albergo più lussuoso ancora… lasciare le valige e fare in tempo a chiedere ad un autista o un taxi di portarmi nel castello fatato e vado a mostrare ai signori della corte quello che ho combinato. Sembra figo no? Quasi mi ci posso segare sopra se ci penso… Non lo è nemmeno un po’. Quando vado a Milano mi sento sconfortato. Non vedo luce negli occhi di nessuno li. Gente persa nel’ossessione di evitare mix di carboidrati e proteine mentre io non posso farne a meno e sono felice. Un castello incantato e tanti visi privi di gioia e di emozioni, pietrificati nella frivolezza, incantati nella macchina di glamour che qualcuno ha costruito prima di loro e che adesso vive nel suo nome… solo quello forse è rimasto. Il resto è finto come le labbra e i litri di silicone delle tante persone che ne fanno parte. E’ divertente per un secondo, come quando vai sulle montagne russe, un giro è adrenalinico… al secondo ti viene da vomitare. Quando torno in albergo mi sento svuotato e non voglio uscire, magari vago solo per Milano e cerco di sentire qualche voce amica, il mio uomo che mi parla della festa al paese con il crocifisso o del prossimo weekend per andare al cinema. Quando sono solo nel mio albergo l’unica cosa che vorrei sentire è il suo caldo abbraccio dove mi addormento, la sua voce stridente che mi regala un sorriso. E mi sento a casa.