Archivio per Giugno, 2007

Sean mi ha legato sulla sedia

Giugno 20, 2007

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Io pensavo che stare con un uomo fosse più divertente, forse più facile. Con le donne ci ho provato, era difficile uguale… Non ha a che vedere col sesso ma con gli esseri umani fatti di carne, sangue e sentimenti. Il mio uomo complicato è una specie di mister Big, in continua trasformazione e con una serie di guai che hanno reso la nostra storia sempre un bel po’ burrascosa e decisamente priva di noia. Ho provato inutilmente a dirmi che non fosse l’uomo giusto per me, ho provato ad allontanarmi da lui, a fuggire con un altro, a lasciarlo, a farmi lasciare, ad essere egoista, ad odiarlo… sempre con risultati a dir poco soddisfacenti. A questo punto ho dovuto fare i conti con una cosa che io chiamo “cura metadonica”. E’ una sorta di dichiarata accettazione di un fatto tragico, con conseguente desiderio di risoluzione a base di tecniche “placebo” per me abbastanza inusuali. Ho imparato a capire il significato di parole come pazienza e compromessi. Data la mia natura tirannica e istintiva la forzatura è molto, molto dura. Ma porta sempre a un miglioramento, ma attenzione: se perdi la calma sei fottuto! I nervi devono essere saldi. Sempre. A questo punto uno si chiede: chi te lo fa fare? C’è un motivo di fondo, qualcosa di più ancestrale al quale sto cercando di dare una spiegazione. Ci sto arrivando lentamente ma credo sia quello. Non riguarda solo l’amore, su quello non ci sono dubbi dopo tutta la sfilza di tentativi per fare a meno l’uno dell’altro. Quello resta sempre il motore; ma la benzina? E’ semplicemente la capacità di riuscire o almeno tentare di costruire un motivo valido per condividere un pezzo di vita sulla terra che prima o poi dovremo abbandonare …da soli, nemmeno in compagnia, così come ci siamo arrivati dal grembo di mammà. Nasciamo soli e moriamo soli. E’ molto facile per me camminare da solo. E’ più facile raggiungere traguardi di soli, farsi una posizione, comprare, campare e soprattutto fregarsene un cazzo di tutto. Quando ti innamori combatti con questo dilemma e se vuoi evitare di sprecare tempo ti conviene (con tanto di egoismo e un po’ di buon senso) tentare almeno una strada per essere felici in due visto che ormai ci sta e non ha intenzione di lasciarti andare. Inutile pensare che non possano sorgere dei problemi nella vita in due… ormai sono certo che è un’utopia la vita di coppia del mulino bianco. Ci stanno e spesso ti sembrano insormontabili perchè sei coinvolto, ma se ci pensi non sono irrisolvibili. Devo ammettere che l’amore è una cosa meravigliosa, più di una collezione di vestiti, più di un lavoro magnifico, più di 100 notti di sesso con perfetti sconosciuti.

Ritorno da Zagabria

Giugno 10, 2007

Sono ancora molto preso dal mio viaggio in Bosnia. Mentre tornavo a Spalato non ho smesso di guardare le foto ma ho deciso di non pubblicarle. Sono così mie e incondivisibili. Ho addosso ancora gli odori di quei ragazzi, i loro sguardi e il loro sudore, le urla per farli sentire inutili. Quell’odore di lavoro duro, odore di sopravvivenza. E’ un odore così forte che lo sento ad ogni respiro. Sono arrabbiato. Mi hanno rubato la valigia durante il viaggio in Italia ma non m’importa. Tutto quello che avevo dentro avrei potuto lasciarlo a loro. Questo mi rende arrabbiato. L’avevo pensato ma non l’ho fatto. Perchè sono un egoista, sono troppo legato alle cose che di certo non mi faranno felice.
Spero di poter cambiare qualcosa dopo questo viaggio. Di dare una voce a quegli sguardi. Di essere meno egoista. Di concedermi più scioltezza nel modo di vivere, di essere più legato alle persone che alle cose. Di essere più coinvolto. Di coinvolgere chi non si sente responsabile. Di sorridere di più.

Srebrenik

Giugno 7, 2007

Questa è stata la mia ultima serata a Srebrenik.
I ragazzi che ho conosciuto in questi giorni oggi mi hanno chiesto di stare con loro stasera. Quattro di loro sono venuti in hotel e mi hanno portato in un castello nella parte alta di Srebrenik a bere birra con loro. Uno di loro è cosi timido da non riuscire nemmeno a guardarti negli occhi mentre gli parli. In questi giorni l’ho osservato attentamente, più degli altri, e devo ammettere che è stata una sorpresa trovarmelo sotto l’hotel. Per la prima volta mi ha fatto sentire la sua voce, ha riso e bevuto. Sembra stupido perchè forse le parole non sono in grado di esprimere le emozioni che uno sente. Questi ragazzi che non hanno neanche i soldi per mettere benzina nelle loro auto distrutte sono magnifici. Si accontentano di una serata passata al castello (una fortezza costruita dai turchi e praticamente distrutta) in compagnia di una birra, il vuoto sotto di loro e la speranza che il domani sia migliore. Gli chiedo come facciano ad essere così sereni in questo caos e nelle condizioni in cui vivono… Non rispondono, non vogliono parlare di questo, è come se gli rovinassi il momento; vorrei prederli e portarli tutti con me, dargli un sogno. E’ davvero duro vedere tutto questo da vicino. Hanno mani grandi e forti, lavorano come schiavi, i loro padroni sono aguzzini. Noi tutti siamo responsabili di questo. L’Italia, le potenze economiche del mondo… siamo tutti responsabili della loro poverta’. I nostri vizi sono una frustata alle loro vite. La mia stessa stupidita’ e’ intrisa del loro sudore senza voce.

Le strade che giriamo insieme non sono asfaltate, i buoi per strada, i carretti, le donne con vecchi foulard in testa e i panni stesi su balconi in pietra grezza, le case prive di intonaco. Non parlo niente o quasi se non inglese ma uno di loro fa da traduttore e si arrampica per cercare di capirmi. Io imparo parolacce e gli chiedo di insegnarmi parole nella loro lingua. Mi chiamano “his magestry” e sulla punta più alta della montagna parliamo per tutta la notte davanti alle birre a poco prezzo che non finiscono mai. Prima di andare via li lascio entrare in camera e mi chiedono se possono venire a salutarmi prima che parta per Zagabria domattina alle 6,30. Guardo “il ragazzo che parla poco”, mi tolgo la maglia e gliela regalo. Lui guarda stupito e gli brillano gli occhi. Si toglie la sua, mi abbraccia e me la offre in cambio. La mia maglia costa quanto lo stipendio che lui percepisce in due mesi. Spero la venda e se li vada a spendere in un piccolo sogno.

Cartoline dalla Bosnia

Giugno 5, 2007

Tutto avrei pensato in vita mia tranne che trovarmi improvvisamente in Bosnia nella vita di persone che mi stanno regalando un insapettato e improvviso momento di felicità. Arrivo a Zagabria convinto di farmi una vacanza\lavoro, andare in giro per la città e fare lo stronzo occidentale a spendere soldi e comprare stupidi souvenir. Invece stamattina mi trovo improvvisamente in un modestissimo albergo al di là della frontiera croata, nei posti che la guerra ha distrutto miserabilmente.
Ha distrutto le persone, non le cose.
Mi dovrei mandare a fare in culo da solo. Faccio un giro per la città’ per poi andare a controllare stupide faccende di lavoro che per me potrebbero rimanere lì dove stanno a questo punto. Mi interessa conoscere qualcosa di più che delle stupide stampe per una stupida collezione di stupidi vestiti stupidamente griffati. Con enorme sorpresa entro in contatto con una serie di persone, ragazzi poco più che ventenni che mi aspettano con un pò di ansia e preoccupazione perchè qualcuno qui gli ha detto che adesso arriva uno stronzo che se non fanno il loro dovere a furia di urla e come schiavi gli rompe il culo. Figuriamoci… me lo faccio rompere io piuttosto.

Cerco immediatamente di togliermi da dosso questa etichetta poco gratificante e mi metto a lavorare insieme a loro, a rassicurarli che va tutto bene e che sono contento di poter stare in mezzo a loro. Uno di loro, il piu piccolo di tutti alza un po’ la cresta e mi intima di raggiungerlo fuori di nascosto. Lontano da occhi indiscreti apre il cofano di un auto e mi regala una birra. E nei suoi occhi un sorriso che non ho visto da nessuna parte prima d’ora. Entro e li guardo da lontano, uno ad uno, sono dei bellissimi ragazzi con occhi spaventati e timidi ma un sorriso che racconta ogni cosa di se stessi. Ognuno di loro ha questa caratteristica. Mi faccio spiegare cosa fanno, come vivono ed è inutile girarci attorno: non hanno niente o quasi. Ma vivono con questo sorriso di ritrovata liberta, come se fossero dei sopravvissuti, sono spaventati ma felici. In una disarmante semplicità. E diciamo che del mio lavoro qui in mezzo a loro me ne sono sbattuto volentieri. Sono restato con loro per osservarli, per incantarmi di fronte ai loro piccoli gesti, ai loro silenzi e ai loro splendidi sorrisi. Mi piacerebbe fare parte di loro in questi giorni. Poi potrò pensare ai miei stupidi souvenir da stupido turista.